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L'antica foto riprodotta sul retro delle nostre confezioni, ritrae al centro con alcuni dei suoi figli, il maestro pastaio Luigi Verrigni, fondatore nel 1898 dell'omonimo pastificio.

L' immagine raffigura una fase della lavorazione della pasta che veniva appesa su canne di bambù per essere essiccata al sole. Successivamente, il figlio Gaetano iniziò ad essiccare la pasta in stanze chiuse chiamate "camerini" dotate di ventilatori e fonti di calore che ricreavano una temperatura di circa 45° C. La pasta veniva poi venduta sfusa (la famosa "cartata" di pasta) e avvolta in un foglio di colore azzurro (la carta "pastaio") colore riprodotto sulle nostre confezioni.

Oggi Luigi e Gaetano Verrigni vogliono mantenere inalterato il legame con le tradizionali tecniche di lavorazione degli antichi pastai abruzzesi e ritrovare la genuina caratteristica della buona pasta di una volta.
L'utilizzo di semole speciali, ottenute da grani duri selezionati e miscelati fra loro secondo antiche tecniche, l'impasto con l'acqua delle limpide sorgenti del Gran Sasso d'Italia, l'utilizzo di trafile in bronzo ed infine l'essiccazione a "bassa temperatura" (45°-50°) che avviene in maniera graduale e in tempi molto lenti, per non alterare la struttura amidacea della pasta (preservando in tal modo i naturali processi di fermentazione) a tutto vantaggio della capacità di assorbimento dei condimenti.

Queste caratteristiche di naturale genuinità, introducono a buon diritto, la pasta Verrigni, nell'elite delle migliori paste italiane.